QATAR



Realtà tra le più dinamiche e innovative a livello globale, capace di passare dall'essere un piccolo reame ad uno dei Paesi più attivi a livello internazionale, il Qatar vedrà la sua economia crescere anche nel 2018.

Nelle previsioni, infatti, Il prodotto interno lordo qatariota dovrebbe far registrare un    salendo dal 2.5% con cui si è chiuso il 2017.  Questo è quanto annunciato dal Governatore della Banca Centrale del Qatar, lo sceicco Abdulla bin Saoud al-Thani, nel novembre del 2017; il dato relativo al pil reale è fortemente legato alla ripresa dei prezzi globali del greggio e dei loro positivi effetti di ricaduta sull'economia del piccolo emirato arabo.

Ciò non deve stupire poiché l'economia del Qatar è incentrata sulle immense    e sui    che possiede. Doha detiene riserve di petrolio stimate in più di 25 miliardi di barili, con una produzione giornaliera di 1.3 milioni dei quali la quasi totalità esportata.

Per quanto riguarda il  , invece, il Qatar detiene riserve per il 15% di tutti giacimenti mondiali (quasi 900.000 miliardi di metri cubi, terzo paese mondiale dietro la Federazione Russa e la Repubblica Islamica dell'Iran) ed è capace di una produzione che ammonta a 159 miliardi di metri cubi annui, di cui 125 vengono destinati all'esportazione.

Negli ultimi anni il settore industriale è cresciuto in modo esponenziale mentre i servizi sono legati soprattutto alle attività bancarie e finanziarie. 

Le stime dell', documento prodotto dalla Oxford Economics alza al +3.4% la previsione di    dell'economia del piccolo stato che si affaccia sul Golfo Persico che   nel 2018 sarà la seconda economia regionale per velocità di crescita, superata soltanto da quella dell'Oman che, nelle previsioni, dovrebbe crescere con un tasso del 5% (le stime per l'area dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) parlano di un tasso di crescita dello 0.3%)

Nel 2019, invece, il Qatar dovrebbe far registrare un +3.9%.

Il deficit fiscale del Qatar è stato riportato a livelli gestibili ed è molto più basso rispetto ad altri paesi della regione. Si stima che nel 2017 il disavanzo si sia ridotto al 5% del PIL rispetto al 9% del 2016, grazie alle maggiori entrate dovute a un aumento anno su anno dei prezzi del petrolio e del gas più che compensando un modesto aumento della spesa pubblica.

Stando ai dati relativi ai primi momenti del 2018, la bilancia commerciale di Doha - la differenza tra il totale delle esportazioni e delle importazioni - è in attivo e registra un  di circa 16 miliardi di ryal (3.5 miliardi di euro), un incremento del 52.2% rispetto a gennaio 2017.

Il mercato asiatico è il principale destinatario delle esportazioni che partono da Doha: Corea del Sud, Giappone, Cina, India, Singapore sono, infatti, i primi cinque partner commerciali per quel che riguarda l'(soprattutto gas, petrolio e derivati). Per quanto riguarda le importazioni - veicoli per il trasporto delle persone e apparecchiature elettriche e elettroniche - i principali paesi cui si rivolge l'emirato sono Cina, Stati Uniti, India, Giappone e Germania.

Anche se rappresentano una fetta considerevole delle entrate del Paese, parlare dell'economia del Qatar non è, però, soltanto fare riferimento al settore degli idrocarburi. La crescita interna è guidata anche dal settore delle costruzioni che, visto la concomitanza dell'organizzazione dei mondiali di calcio del 2022, offre agli investitori ampie opportunità nei progetti legati all'evento calcistico e non solo.

Il Governo qatariota sta cercando soluzioni per stimolare il settore del turismo; in quest'ottica, recentemente, Doha ha annunciato un programma di  per i turisti di 80 diverse nazioni.

Il bilancio del governo per il 2018 segna, inoltre, un aumento del 2% della spesa comprendente un focus sui progetti di sicurezza alimentare alla luce dell'embargo commerciale e un aumento dei salari che riflette il lancio di nuove scuole e ospedali; la costruzione  di nuove scuole e ospedali rientra, invece, nel dispiegarsi fattivo delle linee guida espresse nella    che ha come obiettivo dichiarato quello di  Il documento - approvato nel giugno del 2008 dallo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani - prevede la creazione di 

Il documento "programmatico" per il futuro del Qatar si pone il fine di creare una    fondando la propria  su quattro pilastri: sviluppo umano, sviluppo sociale, sviluppo economico, sviluppo ambientale.

In campo economico, la  mira alla realizzazione di un tessuto economico differenziato che riduca gradualmente la sua dipendenza dall'industria degli idrocarburi e accresca il ruolo del settore privato.

Per raggiungere gli obiettivi posti dall'emiro, sull'esempio delle economie più avanzate dell'area del Golfo Persico, il Qatar sta implementando una politica economica che sia capace di garantire al Paese un futuro prospero anche negli anni a venire quando ci sarà minore produzione/richiesta di idrocarburi.

A Doah, l'interesse prioritario è quello di attrarre investitori esteri puntando su tutta una serie di fattori che rendono vantaggioso l'investimento in Qatar: posizione privilegiata verso i mercati orientale ed asiatico; basso costo della manodopera, assenza di tassazione per le persone fisiche e agevolazioni fiscali.

Fino all'inizio del 2018, gli investimenti stranieri in Qatar erano regolati dalla legge 13 del 2000, legge che regolava gli investimenti stranieri nelle attività economiche qatariote; una legge divisa in 20 articoli, firmata dal vice emiro Jassem Bin Hamad al-Thani con il quale, di fatto, si vietava la completa proprietà straniera dell'investimento. Si legge, infatti, all'articolo 3: 

Nel 2010,è stata promulgato un emendamento  alla legge sugli investimenti nel 2010 che ha consentito agli investitori stranieri di possedere la totalità di un'azienda in determinati settori (come informatica, consulenza, cultura, sport e distribuzione).

Il 3 gennaio 2018, il Consiglio dei Ministri ha approvato un progetto di legge che disciplina i    nell'economia del Paese e lo ha riferito al Consiglio consultivo. Questo nuovo progetto fa seguito ad una legge del 19 ottobre 2016 che puntava ad aprire il Paese agli investitori esteri ed è  impostato per sostituire la legge n. 13 del 2000 che attualmente regola la materia.

Il Ministro dell'Economia e del Commercio, lo sceicco Ahmed bin Jassim bin Mohammed al-Thani ha affermato che il progetto di legge sulla regolamentazione degli investimenti esteri è stato attuato in conformità con le direttive sull'adozione di leggi e decreti per facilitare gli investimenti dell'Emiro Tamim bin Hamad al Thani.

La legge, una volta approvata, consentirà il 100% di investimenti esteri in tutti i settori dell'economia nazionale, disposizione che rispondere ad un duplice obiettivo, portare avanti il ritmo dello sviluppo economico e migliorare la fiducia degli investitori. Il progetto di legge mira ad aumentare le entrate fiscali, proteggere gli investitori sia stranieri che locali e aumentare lo    del Qatar negli indicatori economici globali oltre a  consentire ai non-qatarioti di investire nei settori  bancario e assicurativo.

Quello che non è consentito, tuttavia, è investire in agenzie commerciali o acquistare proprietà.

La legge stabilisce che agli investitori  stranieri possa essere assegnato il terreno necessario per impostare i propri investimenti mediante un canone di affitto che risulti essere in conformità con la legislazione in vigore e che questi possano importare tutto ciò di cui hanno bisogno per facilitare i loro investimenti, operare e espandere i loro progetti in conformità con la legge.

Inoltre, i progetti di investimento possono essere esentati dall'imposta sul reddito in conformità con le procedure e i periodi stabiliti dalla legge sull'imposta sul reddito e sono  esentati dai dazi all'importazione sulle macchine e attrezzature necessarie per la realizzazione del progetto.

In Qatar le imposte sulle società si attestano al 10%, le ritenute di acconto, invece, sono nulle sui dividenti mentre variano su una forbice che va dallo 0% al 7% sugli interessi e dallo 0% al 5% sulla  .

La quota totale di tasse, imposta sul lavoro e contributi è di circa dell'11% a differenza del 32% del medio Oriente e nord Africa, 44 deli Stati Uniti e quasi il 50% della Germania.

Non esistono tasse sul valore aggiunto dei beni (Iva) e sulle persone fisiche, non sono previste imposte sul reddito delle società e non sono obbligatori contributi di sicurezza sociale pagati dai datori di lavoro considerato anche il fatto che il tasso di disoccupazione oscilla tra lo 0 e l'1%.